Coltivazione del radicchio: cosa sapere

Con una produzione annua che supera le 150mila tonnellate, l'Italia è il principale produttore di radicchio in Europa. Ma di che coltura parliamo? E come deve essere gestita?

da f.delvecchio
coltivazione del radicchio

Con il suo colore rosso intenso e le sue venature bianche, il radicchio è uno degli ortaggi più iconici della tradizione agricola italiana. La sua storia affonda le radici nel XVI secolo, quando comparve per la prima volta in Veneto, probabilmente grazie a tecniche di forzatura e imbianchimento apprese dai giardinieri belgi. Da allora il territorio italiano ha sempre ospitato questa coltura che nel tempo si è affermata come vera e propria eccellenza del Paese, tanto da portare il Bel Paese in vetta alla classifica dei Paesi produttori di radicchio in Europa. Tra le produzioni più prestigiose spicca il Radicchio Rosso di Treviso IGP, simbolo della tradizione veneta, riconosciuto per il suo sapore unico e il caratteristico processo di imbianchimento che ne esalta croccantezza e dolcezza. Questo prodotto di alta gamma, insieme ad altre varietà pregiate come il Radicchio di Chioggia e quello di Castelfranco, entrambe a marchio IGP, rendono l’Italia un punto di riferimento per il mercato ortofrutticolo europeo. Ma andiamo più a fondo.

La coltivazione del radicchio in Italia 

Con una superficie coltivata di circa 9mila ettari e una produzione annua che supera le 150mila tonnellate, l’Italia è il principale produttore di radicchio in Europa. Le regioni leader nella produzione sono il Veneto, che detiene oltre il 60% della produzione nazionale, il Friuli-Venezia Giulia e l’Emilia-Romagna. Il radicchio IGP rappresenta una fetta significativa del mercato, con il Radicchio di Treviso e quello di Chioggia tra i più richiesti sia in Italia che all’estero. Le esportazioni sono in crescita, con Germania, Francia e Paesi Bassi tra i principali mercati di destinazione. Il prezzo medio del radicchio varia a seconda della tipologia e della stagionalità, oscillando tra 1,50 e 4 euro al chilogrammo per le varietà pregiate. In generale, si può evidenziare che negli ultimi anni, anche grazie alla crescente attenzione per colture dal sapore deciso e dalle proprietà salutistiche, la domanda di radicchio è aumentata.

Aspetti agronomici del radicchio

Il radicchio appartiene alla famiglia delle Asteraceae e al genere Cichorium. Tra le principali varietà coltivate in Italia troviamo il Radicchio Rosso di Treviso IGP (precoce e tardivo), il Radicchio di Chioggia IGP e il Radicchio Variegato di Castelfranco IGP. La coltura del radicchio si adatta bene a climi temperati, con temperature ottimali comprese tra i 15 e i 20 °C. I terreni ideali sono quelli di medio impasto, ben drenati e ricchi di sostanza organica, con un pH compreso tra 6 e 7. La rotazione colturale è un aspetto fondamentale per evitare problemi fitosanitari: si consiglia infatti di non coltivarlo dopo altre cicorie o ortaggi della stessa famiglia per ridurre il rischio di attacchi da parte di patogeni specifici.

La coltivazione del radicchio può avvenire in pieno campo o in serra, a seconda della destinazione commerciale e delle condizioni climatiche. La semina avviene generalmente tra giugno e agosto, con un sesto d’impianto che varia in base alla varietà: per le tipologie a cespo compatto (come il Chioggia) si usano distanze di circa 30 cm tra le file e 25 cm sulla fila, mentre per quelle a cespo allungato (come il Treviso tardivo) si può arrivare a distanze di 40-50 cm tra le file. L’irrigazione è essenziale per garantire una crescita uniforme e prevenire stress idrici che potrebbero compromettere la qualità del prodotto. Un aspetto distintivo della gestione colturale del radicchio è la pratica dell’imbianchimento, che avviene per alcune varietà attraverso la raccolta e la successiva conservazione in ambienti bui e umidi, al fine di ottenere foglie più tenere e con un sapore meno amaro.

coltivazione del radicchio

Radicchio Rosso di Treviso IGP

Principali problemi e avversità 

Nonostante la sua resistenza, il radicchio è soggetto a diverse problematiche agronomiche. Tra le avversità di origine biotica, si annoverano funghi come Sclerotinia sclerotiorum, responsabile del marciume bianco, e Rhizoctonia solani, che provoca il marciume radicale. Anche le batteriosi, come quelle causate da Pseudomonas cichorii, possono compromettere la qualità delle foglie. Per quanto riguarda i parassiti, invece, afidi e nottue sono tra gli insetti più dannosi. Pratiche agronomiche preventive, come la rotazione colturale, l’uso di sementi certificate e l’adozione di biofungicidi, possono tuttavia contenere il rischio di infezioni.
Tra le avversità abiotiche, rientrano invece le gelate precoci e gli stress idrici, che – in assenza di un’attenta gestione dell’irrigazione e della protezione delle colture – possono compromettere lo sviluppo della pianta.

Un’attenzione crescente

In generale, le prospettive per il radicchio in Italia appaiono estremamente promettenti: il primato europeo nella produzione, la crescente domanda e ‘elevata qualità del prodotto, certificata da denominazioni come il Radicchio Rosso di Treviso IGP, rappresentano un valore aggiunto per la competitività del comparto. Accanto a questo, la crescente attenzione verso le pratiche di agricoltura sostenibile per ridurre l’uso di fitofarmaci e il lavoro di miglioramento genetico per lo sviluppo di nuove varietà più resistenti offrono ulteriori elementi per la crescita della coltivazione di radicchio. Una coltura che – capace di coniugare tradizione ed eccellenza, innovazione e sviluppo – può così rappresentare una risorsa strategica per l’agricoltura italiana.

 

Ilaria De Marinis
©fruitjournal.com

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