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    Martedì, 25 Agosto 2020 14:05

    Drosophila suzukii, introdotto in Italia l'antagonista

    È giunto in Italia il Ganaspis Brasiliensis ceppo G1, il parassitoide che servirà a contrastare la Drosophila suzukii.

    L'antagonista esotico per la lotta biologica alla Drosophila è stato trasferito oggi presso la FEM.

    Prelevato quest’oggi dai laboratori del CAB International, il Ganaspis Brasiliensis è stato trasferito presso la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige che coordina il programma di sperimentazione a livello nazionale.
    Due mesi fa, infatti, la Fondazione aveva ottenuto, su parere espresso dal Servizio Agricoltura-Ufficio Fitosanitario della Provincia autonoma di Trento, l'autorizzazione ministeriale per l'importazione del microimenottero originario dell’Estremo Oriente dal laboratorio dell’Università di California Berkeley – Insectary & Quarantine Facility.

    Dopo essersi dotata delle necessarie strutture di quarantena ed aver ottenuto l’idoneità all’allevamento di specie aliene a fini sperimentali, la fondazione può quindi avviare studi comportamentali specifici in merito ad alcune specie di drosofilidi autoctoni.

    In particolare, come previsto dal progetto “Lotta Biologica alle Specie Aliene”, l’obiettivo è valutare l'impatto del parassitoide sugli ecosistemi locali in caso di liberazione.

     

    Antagonisti: la forza del Ganaspis
    Sul territorio nazionale, in realtà, sono già presenti due antagonisti pupali, insetti che attaccano le pupe di Drosophila, ma si tratta da parassitoidi molto generici. Più generalmente, sono state trovate tre specie di nemici naturali in grado di svilupparsi a carico del fitofago: il parassitoide larvale Leptopilina heterotoma e i parassitoidi pupali Pachycrepoideus vindemiae e Trichopria drosophilae. Tuttavia, pur non essendo l’unico antagonista, il Ganaspis appare comunque il più efficiente, dimostrando un elevato grado di successo e specificità al contrario delle altre specie già presenti in Europa.

    Questo perché l’imenottero, provenendo dagli stessi luoghi di origine di Drosophila suzukii, si è adattato a parassitizzare le larve del moscerino asiatico precocemente e a completare lì il suo sviluppo, assicurando così un equilibrio più gestibile anche per le produzioni agrarie.

    Il controllo biologico classico (propagativo) prevede, infatti, l'importazione dalle zone di provenienza della specie dannosa dei suoi antagonisti, con l'obiettivo di farli acclimatare, favorendo così la naturale regolazione della dinamica di popolazione dell’insetto dannoso.
    In particolare, gli studi già effettuati negli Stati Uniti e in Svizzera, hanno rilevato che dalle larve di Drosophila suzukii sfarfallano fino al 75% di Ganaspis. Quest’ultimo, inoltre, presenta una buona percentuale di femmine nelle covate, assicurando di fatto margini di tutela più ampi.


    Drosophila, al via la lotta biologica
    Una volta approvato lo studio del rischio, che coinvolgerà il CREA Firenze e numerose università e istituti di ricerca sparsi sul territorio nazionale, si potrà allora avviare un programma di SWAT-lotta biologica per il controllo su scala territoriale di Drosophila suzukii, analogo a quello partito due mesi fa nei confronti della cimice asiatica con la vespa samurai. 
    Il problema, già preoccupante in alcune zone del territorio nazionale, ha inoltre spinto la FEM a darsi tempi d’azione piuttosto ristretti, puntando a completare il tutto entro la primavera del 2021.

    Risalgono, infatti, all’autunno del 2009 le prime segnalazioni di danni su fragola, lampone e mirtillo in Trentino. I monitoraggi realizzati nel corso del 2010 hanno poi rivelato la presenza degli adulti anche in altre regioni italiane, tra cui la Campania. Presenza confermata ancora nel 2011 dalle ripetute segnalazioni di gravi infestazioni sulla frutta in diverse regioni del Nord d’Italia e, a distanza di un anno, anche in Sicilia.

    Ad oggi la Drosophila è presente su tutto il territorio nazionale, costituendo un pericolo per gran parte dei prodotti locali. Le specie frutticole di rilevanza economica annoverate fra i potenziali ospiti del fitofago sono infatti numerose: drupacee (e tra queste, in particolare, la ciliegia), ma anche piccoli frutti e uva a bacca rossa.

     

    Il ciclo biologico
    Gli studi condotti dalla FEM hanno evidenziato che l’insetto preferisce soprattutto varietà a colore rosso, a raccolta tardiva e frutti di minor fermezza, sebbene solo alcune varietà sono suscettibili alle ovideposizioni in fase di maturazione, a causa delle loro caratteristiche chimico-fisiche.
    L’impupamento solitamente avviene all’interno del frutto, ma anche all’esterno dello stesso o sul terreno. Il danno diretto causato dal “moscerino dagli occhi rossi” è provocato dall’attività trofica delle larve nella polpa dei frutti in maturazione, che facilita anche lo sviluppo di infezioni secondarie (a causa di funghi, lieviti e batteri che accelerano il deterioramento dei frutti e provocano ulteriori danni).
    Infine, si è riscontrato come anche altri fattori, ad esempio precedenti danni da grandine ed attività trofica di altri fitofagi, facilitino gli attacchi dell’insetto.

     

    Ilaria De Marinis
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