Martedì, 28 Aprile 2020 07:55

    Come difendere la produzione dalla Drosophila suzukii

    Sulla base di quanto detto nel precedente articolo, si deduce che la Drosophila suzukii sia un individuo estremamente adattabile, che si sposta velocemente e che prolifera in numero e velocità importante.

    L’elevata polifagia dell’insetto, l’attacco dei frutti in prossimità della maturazione e la durata del periodo di raccolta, sono tutti fattori che pongono limiti nelle tipologie di prodotti fitosanitari e la loro modalità di applicazione. Verrebbe da pensare che siamo spacciati e che non c’è nulla da fare. 

     

    La difesa è possibile, ma con una serie di accorgimenti.

    Al fine di sfavorire l’insediamento di D. suzukii è necessario adottare all’interno del frutteto tutte quelle pratiche agronomiche che evitano lo sviluppo di ristagni di umidità e zone ombrose quali: corretta potatura, che oltre a migliorare l’aerazione della chioma ottimizza anche la penetrazione della soluzione insetticida, sfalcio frequente del cotico erboso, gestione delle bordure.

     

    La frutta matura non raccolta e abbandonata sulla pianta risulta adatta alle infestazioni e al conseguente aumento della densità di popolazione nel frutteto, pratica diffusa nel caso di ciliegeti in seguito di abbondanti piogge e conseguente cracking dei frutti, non più commerciabili; perciò ideale sarebbe raccoglierli / far cadere i frutti ed interrarli.

     

    L’incremento degli adulti e del danno può essere provocato anche dallo scorretto smaltimento della frutta di scarto in campo o in zone prossime alle piante ancora da raccogliere, che andrebbero sottoposte o a solarizzazione o bruciatura o ad un semplice interramento a fine giornata. Il fine è quello di limitare l’attacco su frutta ancora sana, attraverso la distruzione di uova e larve presenti in campo.

     

    In campi non ancora realizzati e in un’ottica preventiva, in fase di realizzazione del progetto e di realizzazione dell’impianto si dovrebbe valutare l’ipotesi di realizzare strutture in grado di sostenere reti anti-insetto, che possano impedire il contatto fisico tra ospite e fitofago, o eventualmente integrare queste reti alle coperture antipioggia e/o serre già esistenti.

     

    Nei campi è necessario un monitoraggio dei voli della popolazione adulta, da inizio stagione. Al momento non esiste un feromone adatto alla cattura di D. suzukii, però è possibile sfruttare l’azione attrattiva di un vaso-trappola cromotropica rossa a cui si unisce l’attrazione olfattiva con delle miscele fai da te, come la seguente: 150 ml di Aceto di mele + 50 ml di vino rosso + 5 g di zucchero.

     

    Questo tipo di trappola però non è selettiva e quindi sarà necessario che sia monitorata da tecnici esperti che sappiano distinguere il fitofago da altri insetti che potranno essere catturati. Ideale sarebbe posizionare la trappola ai confini dell’impianto per intercettare quanto prima l’arrivo degli adulti e poter programmare tempestivamente eventuali interventi.

     

    In Agricoltura Biologica, come anche in quella Convenzionale, possiamo, anzi dobbiamo considerare l’ipotesi di poter sfruttare altre due tecniche a supporto di questo temibile fitofago: la cattura massale e l’uso di esche proteiche avvelenate. Entrambe hanno azione adulticida, perciò mirano ad abbattere il maggior numero possibile di adulti prima che infesti i frutti.

     

    La tecnica della cattura massale consiste nel installare lungo il bordo dell’appezzamento trappole, come quelle descritte per il monitoraggio, al fine di contenere il danno attraverso l’intercettazione del maggior numero possibile di adulti immigranti. Importante è la sostituzione della soluzione attrattiva ogni 1 – 2 settimane e il suo corretto smaltimento.

     

    L’uso di esche proteiche avvelenate, tra cui il sistema SPINTOR-FLY® è il più conosciuto, prevede l’applicazione spray su piccole porzioni di pianta (circa 50 cm2), di una soluzione a goccia grossolana contenente la soluzione proteica che fungerà da attrattivo combinata con un insetticida, quale è lo Spinosad consentito anche in Agricoltura biologica. L’applicazione va evitata in prossimità di eventi piovosi, perché facilmente dilavabile e va ripetuta eventualmente subito dopo la caduta di pochi mm di pioggia o a cadenza settimanale.

    Tutte queste azioni sono strategiche in un’ottica di difesa integrata atta a prevenire o ad abbassare la popolazione del parassita in modo continuativo, al fine di ridurre l’infestazione del dittero. Il peso che possono avere e svolgere tali operazioni sarà tanto maggiore quanto più diffuse e coordinate saranno, cioè: non si può pensare di agire da soli, ma è necessario un lavoro di squadra in un contesto di areale e non di singolo appezzamento.

     

    L’utilizzo di sostanze chimiche per la gestione di D. suzukii prevede la loro applicazione nelle fasi fenologiche prossime alla raccolta, rispettando quelli che sono i tempi di carenza dei formulati commerciali impiegati, ma la scalarità di maturazione dei frutti ed il rischio di superare i limiti di residui ammessi, rendono il ricorso al controllo chimico limitato.

     

    Nel caso del ciliegio, come di tutte le cultivar di altre specie caratterizzate da autoincompatibilità che richiedono all’impianto la messa a dimora di differenti varietà con epoca di maturazione scalare, complica ulteriormente il controllo del fitofago attraverso l'ausilio di mezzi chimici, perché avremo frutti in stadi fenologici differenti. Inoltre, visto il recente arrivo di questo nuovo fitofago, non abbiamo un numero adeguato di formulati commerciali registrati per il target e per tutte le colture ospiti.

     

    Perciò diventa indispensabile l’integrazione di più strategie per un efficace contenimento del carpofago.

    Qui di seguito vi riporto l’elenco di sostanze attive autorizzate per il controllo di D. suzukii su Albicocco, Ciliegio, Fragola, Lampone, mirtillo, Rovo, Vite da tavola e da vino, ma vi anticipo che non tutte sono autorizzate per tutte le colture, ma bisogna far riferimento all’etichetta del prodotto commerciale:

     

    Molecole consentite solo in agricoltura convenzionale: Acetamiprid, Deltametrina, Fosmet, Lambda cialotrina, Spinetoram, Tau-fluvalinate

    Molecole consentite anche in agricoltura biologica: Estrato di Piretro, Spinosad 

    La scelta tra le molecole a disposizione va correttamente valutata nell’ottica di rispettare i tempi di carenza, ma soprattutto in funzione di quella che è la modalità d’azione del P.A., se agisce per contatto diretto e/o ingestione, se ha azione abbattente e/o residuale, così da ottenere il miglior risultato dall’alleato scelto; inoltre, non va assolutamente dimenticata la necessità di adottare soluzioni che evitino rischi di insorgenza di fenomeni di resistenza da parte del fitofago, perciò è necessaria una strategia di rotazione del MoA. 

    Queste sono scelte che richiedono elevata competenza, perciò fatevi consigliare da agronomi esperti.

     

    Autore: Dott. Luigi Amoruso

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