Colture

    Venerdì, 28 Agosto 2020 13:54

    Nocciole: prevista un'ottima annata per il 2020

    “Chi ben comincia è a metà dell’opera”, recita un antico proverbio e mai come quest’anno, si spera nelle proverbiali parole degli antichi per la raccolta di nocciole.

    Le prime proiezioni, infatti, lasciano prospettare un’annata positiva in termini di qualità e quantità per la corilicoltura.

    A favorire la resa ottimale della produzione corilicola, le condizioni climatiche che hanno anticipato i tempi di raccolta. In generale, grazie al clima mite si è registrato un anticipo di circa 3 settimane rispetto al 2019, soprattutto per la cultivar San Giovanni (varietà precoce), molto diffusa nel napoletano e nel casertano.

    Campania: dati e prospettive per la stagione
    È, infatti, proprio la Campania a godere del trend positivo: gli areali dell’Irpinia e del nolano mostrano già risultati eccellenti, ma produzioni elevate si iniziano a registrare anche in provincia di Avellino e nell’alto casertano. Al contrario, le gelate tardive registrate nel mese di aprile potrebbero aver compromesso il raccolto per gli impianti un po’ più a valle.

    Un altro punto di forza per la stagione 2020 è poi dato dall’assenza di significativi fenomeni di cascola precoce negli areali campani. A differenza dello scorso anno, infatti, il fenomeno non è stato rilevato, se non in rari casi e solo sulle varietà tonde/tardive. Le cause sono da attribuire principalmente ad una mancata impollinazione.

    In generale, dal punto di vista fitosanitario, il caldo-umido registrato nei mesi primaverili ha provocato importanti attacchi di oidio: dopo aver colpito le foglie basali, il fungo ha attecchito sulle brattee dei frutti in maturazione, causando il raggrinzimento delle foglie attaccate e, nei casi più gravi, la filloptosi anticipata.

    Altrettanto diffusi sono stati poi i fenomeni di ustioni sulle foglie, dovuti alle alte temperature e alla scarsità delle piogge. Problematica che si è riscontrata soprattutto su piante vecchie e sofferenti, non determinando quindi gravi ripercussione sull’andamento della raccolta.

    Fortunatamente, anche la cimice asiatica non ha rappresentato un fattore di compromissione per il raccolto. Sebbene ormai stabilmente presente nei corileti campani, infatti, l’insetto non ha causato danni alla raccolta. Questo anche grazie all’intenso programma di monitoraggio avviato proprio quest’anno dalla OP Cerere Soc. Coop, in collaborazione con i tecnici dell’IPSP-CNR di Portici (NA) e la UOD di Napoli. Lo studio condotto e l’impiego di tre specifiche tecniche di monitoraggio, hanno infatti consentito di attuare un piano di difesa efficace, tanto da prevedere – già a partire dai prossimi mesi – una scarsa pressione dell’insetto.

    Gli areali del Lazio
    Un quadro diverso è invece quello che si osserva nella regione Lazio. Dove, fanno sapere gli esperti, le numerose gelate della stagione primaverile hanno compromesso la produzione, nonostante l’eccezionale fioritura registrata da marzo a metà aprile. Inoltre, le temperature elevate del mese di luglio hanno provocato danni alla produzione per gli areali delle zone più a valle. Lasciano ben sperare i restanti impianti posti ad un’altitudine maggiore dove, al contrario, il raccolto si presenta ottimale. Positivo, come per la Campania, il mancato rilevamento di cimice asiatica. Anche qui, fondamentale è risultata l’attività di monitoraggio e controllo. In particolare in queste zone si è operato installando numerose trappole a feromoni che hanno catturato solo una ventina di esemplari, prontamente eliminati con i trattamenti insetticidi eseguiti seguendo le indicazioni del Servizio Tecnico.
    Analogamente, non si sono registrati casi di cascola fisiologica del nocciolo, ad eccezione di qualche areale colpito dalle gelate primaverili.

    Il Piemonte
    Anche le prime stime sulla produzione piemontese sono incoraggianti. Quantità e qualità del frutto sembrano infatti poter garantire i risultati sperati.
    Approfondisci la situazione del Piemonte leggendo i seguenti articoli:
    -Alcune anticipazioni sul raccolto di nocciole 2020 in Italia;
    -Nocciole, in Piemonte cala la produzione e cresce il prezzo;
    -Nocciole: c’è ottimismo nei corileti cuneesi per qualità e quantità del prodotto.

    Nocciolo in Italia: le statistiche
    Sulla base dei dati regionali analizzati, quella che si prospetta appare dunque una stagione promettente.
    Anche dal punto di vista commerciale, inoltre, le previsioni sembrano favorire il mercato nazionale. Complice il minor volume di prodotto previsto in Turchia, primo produttore mondiale di nocciole e principale concorrente del settore per l’Italia, seconda in classifica.

    Sul territorio nazionale, infatti, si coltivano oltre 75mila ettari di nocciole, concentrati principalmente fra Campania (dove si registra il 40%della produzione nazionale), Lazio (33%), Piemonte (14%) e Sicilia (10%). Una produzione assai significativa per il Bel Paese che, attualmente gode di una produzione per lo più Dop e IGP, che oscilla fra le 100.000 e le 120.000 tonnellate all’anno, con oltre 150 aziende attive nel settore. Dati in costante aumento, anche in seguito alla forte domanda, in particolare da parte di grandi industrie di trasformazione, registrata ormai da diversi anni a livello mondiale. Un’esigenza di mercato vivacemente stimolata anche dalla pressante richiesta – da parte di diverse aziende – di nuovi impianti, talvolta in regioni non storicamente legate alla coltura.

    S.O.S. batteri
    Sebbene promettente, anche per l’annata corrente si avvertono dei timori.
    In effetti, non sono mancate le segnalazioni di batteriosi e gleosporiosi, due malattie favorite dalle abbondanti piovosità primaverili. A complicare il quadro, anche l’aumento di casi di moria del nocciolo in impianti sia in fase di allevamento, che in piena produzione con sintomi di seccume e avvizzimento.

    Al momento si sta lavorando all’analisi del fenomeno per comprenderne meglio l’evoluzione. La moria presenta una sintomatologia identica ad una fitopatia del nocciolo segnalata nel 1979 in Grecia e descritta come cancro batterico. Studi approfonditi hanno poi consentito di evidenziare che si tratta della stessa malattia, causata in entrambi i casi da Pseudomonas avellanae (Psallidas) Janse et al.. Per quanto allarmante, attualmente la moria è oggi agevolmente combattuta grazie a specifici interventi agronomici e fitosanitari che garantiscono la tutela e la salute delle piante.

    Insomma, tutto è pronto per la raccolta, considerando anche che sul territorio nazionale sono state messe in atto diverse iniziative avviate per incentivare la conoscenza e la pubblicità del prodotto. Resta da verificare se i risultati soddisferanno pienamente le aspettative di agricoltori, produttori, trasformatori e consumatori. A noi non resta che augurare a tutto il settore un grande in bocca al lupo.


    Ilaria De Marinis
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