Colture

    Giovedì, 03 Settembre 2020 12:52

    Infezioni sugli ulivi: in Veneto proseguono gli studi

    Anche il Nord Italia investe nella ricerca su alcune nuove malattie delle piante. In particolare, proseguono in Veneto gli studi relativi alle infezioni degli ulivi.

    La sperimentazione, puntando anche a prevenire il rischio di epidemie, potrebbe offrire in tal senso importanti contributi anche alle regioni meridionali, maggiormente vocate per questa coltura.

    La Direzione Agroambiente della Regione Veneto ha infatti rinnovato l'accordo biennale per uno studio sperimentale su una nuova malattia emergente degli ulivi, che sta colpendo le coltivazioni dal 2017, con il Dipartimento Territorio e Sistemi agroforestali dell'Università di Padova per identificare le cause e mettere a punto strategie di intervento.

    Non è la Xylella - precisa la Regione - ma una nuova malattia: dal 2017 si stanno registrando fenomeni di disseccamento dei rami, di necrosi e cascola, con grave compromissione dei raccolti della coltura, che si estende nelle aree collinari del Veneto, dagli Euganei ai Berici, dal Grappa alle sponde lacustri del Garda.

    "Visti i positivi risultati raggiunti nel biennio 2018-19 - precisa l'assessore regionale all'Agricoltura, Giuseppe Pan -rinnoviamo la convenzione per dare continuità a un lavoro di monitoraggio e di ricerca che ha già consentito di individuare in alcuni tipi di funghi della famiglia delle Botryosphaeriaceae gli agenti responsabili del 'cancro' e del deperimento delle piante. D'intesa con le associazioni dei produttori, le organizzazioni professionali agricole e i Consorzi di tutela delle Dop venete, la Regione investe ulteriori 20 mila euro nel programma fitosanitario di contrasto all'infezione".

    La nuova fase del programma di collaborazione fitosanitaria tra Regione e Università prevede la sperimentazione sul campo degli agrofarmaci già testati in laboratorio contro le infezioni di Botryosphaeria dothidea, Neofusicoccum parvum e Phytophthora; lo studio differenziale della vegetazione limitrofa agli oliveti, possibile serbatoio di inoculo dei patogeni; lo studio del ruolo svolto dagli insetti, tra cui la cimice asiatica, nella diffusione dei patogeni.

    Le attività di ricerca del 2020 contribuiranno a migliorare l'impiego di prodotti fitosanitari attualmente registrati per gli olivi e a sviluppare nuovi modelli di previsione sul rischio di epidemie, in relazione anche ai mutamenti globali del clima.

     

    Fonte: Ansa
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