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    Colture

    Lunedì, 26 Ottobre 2020 14:49

    Olive, in Sicilia i volumi calano vertiginosamente

    Campagna olivicola 2020, in Sicilia si conferma una flessione importante della produzione.

    In Sicilia e più precisamente nelle province di Palermo e Trapani le perdite stimate vanno dal 10 al 60% in termini di volumi, per le olive. Ad ogni modo si prevede una produzione inferiore alle medie in tutto il territorio regionale.


    Complessivamente, come già anticipato dalle prime stime ISMEA, in tutte le regioni del Sud quest’anno si prevede un calo produttivo di oltre il 20% rispetto alle 366 mila tonnellate della campagna precedente. In testa, la Puglia con un crollo del 51% della produzione. Al contrario, le regioni del Centro-Nord confermano un’ottima fioritura e dunque una stagione olivicola decisamente più produttiva rispetto all’Italia Meridionale.


    Qui, a compromettere la campagna olivicola appena iniziata, gli eventi climatici sfavorevoli: dalla scarsità di piogge durante tutto il 2020 alla grave siccità invernale, fino alle poche precipitazioni primaverili.


    Un dato che, tuttavia, sembra favorire almeno la qualità delle olive che dovrebbe confermarsi ottima. I frutti, infatti, seppur di piccole dimensioni, proprio a seguito delle poche piogge registrate, dovrebbero presentarsi con una polpa di migliore qualità.


    In generale, però, secondo l’indagine condotta dagli osservatori di mercato di Cia - Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Aifo (Associazione italiana frantoiani oleari), la stima della produzione siciliana 2020 sarà di 28.500 tonnellate di olio contro le 34.353 del 2019. Stima che ben delinea le conseguenze del cambiamento climatico anche nell’Isola dove, negli ultimi anni, si è assistito a una vera e propria tropicalizzazione del clima, con lunghi periodi secchi alternati a eventi atmosferici alluvionali.


    Un clima che, in prospettiva, difficilmente agevolerà la produzione olivicola siciliana: a poco è servita, infatti, la pioggia caduta nei giorni scorsi. Nella fascia costiera settentrionale, dopo la produzione record dello scorso anno, si registra un calo significativo della varietà Cerasuola (dal 40 al 60%). Buone notizie giungono, invece, dalla zona di Belice (Castelvetrano, Santa Ninfa, Partanna), dove la varietà Nocellara è uscita quasi indenne dagli eventi climatici.


    Così, se da un lato la qualità lascia ancora sperare i produttori, dall’altro lo stravolgimento climatico lancia un campanello d’allarme sempre più intenso che, se non ascoltato, potrebbe rappresentare una sfida assai difficile non solo per gli addetti al settore, ma per tutta la filiera che ruota attorno a uno dei principali prodotti simbolo del Made in Italy in tutto il mondo.



    Ilaria De Marinis
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