Colture

    Martedì, 24 Novembre 2020 16:19

    Crisi clementine: Cia Calabria propone il prezzo minimo garantito

    Nella Sibaritide, l’area a più alta vocazione agrumicola della Calabria, gli operatori registrano un allarmante stato di crisi del settore. A darne notizia Cia Calabria che, in un comunicato stampa, ha riportato le gravi criticità in cui versa la realtà agrumicola della regione.

    Nell’area in questione, infatti, si concentrano i maggiori quantitativi di clementine d’Italia, quota fondamentale - tra l’altro - del Pil del settore agricolo calabrese. Determinanti, senza dubbio, si sono rivelati i cambiamenti climatici, che hanno causato una percentuale di prodotto di piccole dimensioni non richiesto dal mercato, accompagnati dalle forti limitazioni dei consumi causati dalla pandemia da Covid-19. Certamente fattori in parte non prevedibili, né tanto meno fronteggiabili con gli strumenti a disposizione degli agricoltori.

    Eppure, a detta della Confederazione, a determinare lo stato di perenne crisi del settore agrumicolo nella regione calabrese ci sarebbero altri fattori ben più prevedibili e a cui da tanti, troppi anni, non si riesce a dare soluzione. Il riferimento è ai problemi strutturali del settore, riconducibili a una maglia poderale frammentata, a cui fa da contraltare una rete commerciale di piccoli o piccolissimi operatori molte volte in forte contrapposizione e concorrenza tra di loro, alla mercè della Grande Distribuzione Organizzata, che continua a dettare e a proprio vantaggio le regole commerciali.
    La Gdo - si legge ancora nel comunicato - continua a strozzare le aziende con prezzi mortificanti, facendo leva anche sulla concorrenza dei mercati esteri che imprime un dumping sociale incontrollato, non mitigato da azioni di protezione e sostegno, a cui si aggiunge quest’anno anche l’annata agraria che, come accennato, conta un prodotto di calibro piccolo che, seppur di qualità, abbassa ulteriormente la redditività.

    Il costo di produzione delle clementine non viene dunque coperto dai prezzi di vendita e, anzi, la Gdo - consapevole di una maggiore qualità e salubrità della produzione italiana - mette in concorrenza sleale il prodotto, a discapito degli agricoltori calabresi. D’altra parte, la stessa Gdo pretende standard elevati, controllando anche la gestione delle risorse umane impiegate nelle aziende. Ma tutto questo non si può conciliare se si rincorrono i prezzi di Paesi che non rispettano nessuna delle condizioni sociali, economiche e ambientali imposte altresì agli agricoltori italiani.

    Secondo Cia Calabria è fondamentale combattere il dumping sociale con politiche di carattere nazionale, fissando prezzi minimi di vendita attraverso la costituzione di un tavolo tecnico permanente presso il Ministero.


    A questo vanno poi aggiunte una serie di azioni: promuovere il consumo di prodotto nazionale come fonte di economia circolare e maggiore salubrità dei prodotti; promuovere una maggiore e più efficiente aggregazione dell’offerta tra i produttori attraverso politiche incentivanti di sostegno alla produzione e agli investimenti; attivare una riforma varietale della produzione al fine di allargare l’offerta e avere meno prodotto concentrato sul mercato.

    Nello specifico, va poi costituito un tavolo istituzionale presso la Regione Calabria con il coinvolgimento del Ministero dell’Agricoltura per discutere e prospettare azioni concrete e immediate da adottare. Bisogna realizzare il New Deal dell’agricoltura - conclude Cia Calabria - altrimenti consegneremo aziende morte ai nostri figli. Non solo per il settore delle clementine, ma per tutti i prodotti agricoli, bisogna attuare una rivoluzione, pacifica ma reale.


    La buona notizia è che il comunicato stampa dell’organizzazione agricola sulla crisi delle clementine della Piana di Sibari ha attirato l’attenzione di Rosa Silvana Abate. La senatrice pentastellata nell’ottobre del 2019 aveva presentato un Disegno di legge per tutelare la filiera agricola italiana e per fissare il costo medio di produzione dei diversi prodotti ortofrutticoli, comprendente anche i contributi Inail e Inps.

    “La disamina della Cia calabrese si conclude con la consapevolezza che il costo di produzione delle clementine non viene coperto dai prezzi di vendita e che la Gdo, consapevole anche di una maggiore qualità e salubrità della produzione italiana, metterebbe in concorrenza sleale il prodotto a discapito degli agricoltori”, commenta in una nota la Abate, attuale membro della Commissione agricoltura al Senato.

    “Una delle soluzioni prospettate dalla sezione Calabria della Cia riguarda proprio la lotta da fare nei confronti del dumping sociale con politiche di carattere nazionale, fissando dei prezzi equi di vendita attraverso la costituzione di un Tavolo tecnico permanente presso il Ministero dell’Agricoltura. Non posso che rilanciare nuovamente anche io questa proposta”.

    Assegnato ora alle Commissioni di competenza, il Disegno di legge della Abate “introduce nella sua prima parte le linee guida sulla trasparenza delle pratiche commerciali della filiera agrumicola per assicurare ai produttori un accesso non discriminatorio nel mercato mediante la fissazione dei costi di vendita”. Inoltre il Ddl punta a “favorire gli accordi con la Gdo”, a “incentivare e sostenere l’aggregazione e l’organizzazione economica degli operatori della filiera agrumicola”, a “valorizzare la produzione nazionale rafforzando la competitività del sistema produttivo interessato” e a “garantire il rispetto dei principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e reciproca corrispettività delle relazioni commerciali in materia di cessione del prodotto agrumicolo, assicurando equilibrio nelle posizioni di forza commerciale degli operatori della filiera”.

    Nella sua seconda parte, ricorda ancora Abate, “il Ddl specifica invece le modalità di elaborazione dei costi di produzione dei prodotti ortofrutticoli con l’obiettivo di tutelare la produzione agricola nazionale e di garantire il sostegno e la stabilizzazione dei redditi delle imprese agricole, eludendo pratiche di concorrenza sleale e prendendo in considerazione tutte le varianti che, di anno in anno, possono influire sui costi di produzione, evitando che i produttori siano costretti a vendere il proprio prodotto al di sotto di quanto speso per produrlo”.

    La senatrice conclude con un annuncio: “Ho già contattato la Cia Calabria. Nelle prossime ore avremo una nuova interlocuzione per organizzare una serie di proposte congiunte e far intervenire i loro rappresentanti in audizione in Commissione Agricoltura. La crisi delle clementine nella Sibaritide va affrontata adeguatamente, con fermezza e rapidità perché sono a rischio migliaia di posti di lavoro e gli introiti di centinaia di famiglie che vanno avanti soltanto con gli introiti del settore agrumicolo”.

     

    Ilaria De Marinis
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