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    Colture

    Venerdì, 22 Gennaio 2021 10:56

    Concimazione dell’olivo: come e quando farla

    Dall’analisi fogliare agli apporti nutritivi: con Thomas Vatrano, agronomo e dottore di ricerca calabrese, approfondiamo modalità e strategie per una corretta concimazione dell’olivo.

    L’ulivo è la pianta simbolo del Mediterraneo e la sua importanza di deve attribuire in buona parte all’olio ricavato dalle drupe. Le proprietà benefiche e nutraceutiche dell’ulivo sono date proprio dalla presenza - nelle drupe e di conseguenza nell’olio - dei biofenoli, parte della frazione insaponificabile dell’olio d’oliva del quale ne costituisce circa il 2-3%.

    Proprio in virtù delle molecole bioattive in esso presenti, oggi sarebbe più corretto ritenere l’olio d’oliva un alimento nutraceutico, anziché condimento, come invece spesso indebitamente definito.

    Per questo, l’olivicoltura di qualità non può prescindere da una razionale concimazione. Questa deve essere preceduta da una analisi del terreno (eseguita ogni 4-5 anni) e da una analisi fogliare a fine annata olearia, in modo da mettere in relazione la dotazione minerale e lo stato nutrizionale a fine ciclo produttivo dell’olivo per poter ben calibrare, in seguito, anche la fertilizzazione.


    L’analisi fogliare, potente strumento decisionale in mano dei Dottori Agronomi e di tutti gli attori della categoria, spesso viene poco utilizzata o sottovalutata con ripercussioni negative sulle decisioni future.

    Come per le diverse specie agrarie, anche nell’olivo i diversi elementi minerali rivestono un ruolo diverso e il loro assorbimento è cruciale per le fasi fenologiche.

    In tabella sono riassunti i ruoli dei macro e microelementi per l’olivo.


    Alla base di ogni buon piano di concimazione c’è la sostanza organica, la parte più importante della fertilità del suolo agrario. Per antonomasia essa risulta spesso carente, ma questo è da ricondurre a moltemplici cause: gestione irrazionale delle lavorazioni, uso indiscriminato dei concimi minerali nel passato, eccessivo impiego di diserbo ed errata gestione del suolo.

     

    In ambiente biologico, dovendo usare esclusivamente matrici organiche, che per natura hanno tempistiche di rilascio più ritardate, bisognerà somministrarle per tempo al terreno, in modo da rendere disponibili i costituenti elementari nel periodo del risveglio vegetativo.

    I costituenti base di detti prodotti possono essere di origine animale, costituiti da scarti di macelli (farina di carne, farina d’ossa, pelli, crini, cornunghia ecc.), da letame puro, borlanda, compost di RSU (rifiuti solidi urbani), vermicompost, ecc.

     

    Premesso che la degradabilità della matrice organica (o di un concime generico) è funzione della temperatura del terreno, della percentuale di umidità e altri fattori, si avrà un rilascio più o meno lungo degli elementi minerali. Pertanto la giusta somministrazione dei concimi organici dovrà prendere in considerazione tali parametri, oltre a quelli legati al materiale di partenza che lo costituisce, che andrà chiaramente a influenzare il processo di mineralizzazione stesso.

     

    Per un concime a base di letame (costituito da una matrice semplice), ci si potrà spingere anche fino ai primi di febbraio ed è consigliabile anche per i frutteti inerbiti, quindi senza dover effettuare l’interramento.

    Attualmente vi sono alcune aziende produttrici di concimi che additivano il letame con diversi generi di alghe (Ascophyllum spp., Laminaria spp.), le quali aiutano la disgregazione del granulo originario, facilitando il processo di mineralizzazione nel tempo, nonché veicolando meglio i nutrienti alle radici.

    Al contrario, vi sono dei materiali come la cornunghia o il cuoio torrefatto la cui degradabilità nel suolo avviene dai 3 ai 6 mesi. Pertanto la loro somministrazione dovrà essere fatta per tempo (anche nel mese di dicembre se dovesse essere necessario), consigliandone l’interramento per aumentare il lavoro dei microrganismi terricoli.

     

    Gli apporti di sostanza organica offrono al suolo molteplici vantaggi tra cui: aumento del carbonio organico e della biomassa microbica, miglioramento della struttura del terreno e della capacità di scambio cationico (C.S.C - cation exchange capacity), nonché capapcità di prevenire la cosiddetta “crosta superficiale”.
    La somministrazione di materiale organico si traduce in un aumento della capacità di ritenzione idrica e quindi in una maggiore quantità di acqua disponibile per le piante.

    Molti degli uliveti sparsi nelle diverse aree olivicole mondiali sono condotti in regime asciutto. In questi casi l’acqua è spesso il fattore limitante per la disponibilità dei nutrienti e la loro veicolazione nel periodo primaverile-estivo può essere compromesso.
    Per citare un esempio, la disponibilità di acqua tellurica nel periodo della fioritura e dell’allegagione è cruciale quanto la disponibilità di azoto, boro e altri minerali, a prescindere se si dovesse intervenire esternamente per via fogliare.

     

    L’applicazione dei fertilizzanti è basata unicamente sulla loro somministrazione al suolo e la mobilitazione verso le radici è altamente dipendente dagli eventi meteorici. Bisogna quindi prevedere la giusta collocazione del concime in un’epoca che tenda a evitare sia le perdite per lisciviazione, che un’assenza della veicolazione degli stessi nutrienti verso le radici, considerando che l’ulivo nei periodi invernali riduce al minimo le sue funzioni vitali.

     

    Fermo restando che l’apporto di materiale organico conferisce tutti i benefici esposti, in una gestione integrata dell’uliveto in regime asciutto (tipico del Sud Italia) bisognerà prestare attenzione alle forme azotate, le quali andranno somministrate in un periodo che vada più possibile verso la ripresa vegetativa.

    L’azoto, a prescindere da quale sia la sua formulazione iniziale, affinché venga assorbito dalle piante, dovrà presentarsi in forma nitrica (NO3-). Quest’ultima, infatti, non essendo trattenuta dai colloidi del terreno, tende ad essere lisciviata, soprattutto se sovra dosata. Sarà bene dunque frazionare l’azoto in più somministrazioni o in alternativa scegliere delle formulazioni commerciali che ne contengano la sua mineralizzazione (es. inibitore dell’ureasi).

     

    Precipitazioni insufficienti porteranno all’esclusione degli elementi minerali dalla rizosfera. Nella stagione primaverile-estiva, seguendo le esigenze dell’olivo nelle diverse fasi fenologiche, si potrà allora optare per diversi interventi di concimazione fogliare da integrare a quelli tradizionali effettuati durante il periodo della fioritura.

    Al contrario, un uliveto dotato di impianto di irrigazione avrà una sicurezza in più nell’olivicoltura di qualità, consentendo gli apporti idrici (seppur minimi in termini di esigenze) e nutrizionali proprio nei periodi in cui l’olivo avrà maggiore necessità. Tra i vantaggi dell’uliveto fertirrigato (in modo razionale) bisognerà considerare il frazionamento dei nutrienti con conseguente diminuzione delle perdite per lisciviazione. In altri termini, un più efficiente utilizzo dell’acqua irrigua e dei nutrienti stessi.

     

    Da un punto di vista fitosanitario, nel lavoro di Rodrigues M.A. et al. (2019), la concimazione azotata di un uliveto condotto in regime asciutto (a diversi quantitativi) ha inciso significativamente sull’attività della mosca olearia. Il ritardo nella maturazione delle drupe, ha infatti favorito la desincronizzazione dell’ovideposizione all’interno delle curve di volo dell’insetto.

    Al contrario, i diversi livelli di concimazione azotata (0, 20, 40, 120 kg ha-1) non hanno influito sull’incidenza degli attacchi di cicloconio e lebbra dell’olivo.

     

    A prescindere dal regime di coltivazione, un valido aiuto per incorporare sostanza organica è quello della trinciatura dei residui colturali.

     


    Come si può notare, nel lungo periodo il materiale trinciato si decompone e può contribuire a un riciclo dei nutrienti nel suolo, oltre all’effetto mulching, riducendo le perdite di acqua e l’erosione dei suoli, migliorando la struttura e riducendo l’emergenza delle infestanti grazie all’effetto pacciamante sul suolo. Il contributo medio del materiale trinciato può raggiungere i 59,3 kg ha-1, 6,9 kg ha-1, 60,5 kg ha-1 di N, P e K rispettivamente (Repullo M.A. et al. 2012).

     

    Una nutrizione sostenibile dell’uliveto dovrà considerare un ampio range di aspetti. La nutrizione adeguata della pianta è un prerequisito per lo sviluppo vegetativo, produzione di frutti, qualità dell’olio e contrasto all’alternanza di produzione.

    Allo stesso tempo, l’uso estensivo di fertilizzanti, specialmente negli uliveti intensivi, aumenta il rischio di inquinamento ambientale e potrebbe inficiare la produttività dell’uliveto e la qualità dell’olio.

    L’olivicoltura (ma anche gli altri settori) del futuro dovranno riflettere sugli annosi problemi legati agli eccessi, ma al contempo mirare alla produzione di alta qualità, parametro che da sempre contraddistingue l’Italia nel mondo.

     

    Bibliografia
    - Repullo M.A., Carbonell R., Hidalgo J., Rodrìguez-Lizana A., Ordònez R., Using olive pruning residues to cover soil and improve fertility. Soil Tillage Res. 2012, 124, 36-46.

    - Rodrigues M.A., Coelho V., Arrobas M., Gouveia E., Raimundo s., Correia C. M., Bento A. The effect of nitrogen fertilization on the incidence of olive fruit fly, olive leaf spot and olive anthracnose in two olive cultivars grown in rainfed conditions. Scientia Horticulturae 256 (2019) 108658

     

    A cura di: Thomas Vatrano
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