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    Colture

    Venerdì, 12 Febbraio 2021 10:13

    Il fleotribo dell’olivo: biologia, difesa e prospettive future

    Tra gli insetti che causano danni economici all’olivo rientra il fleotribo o “punteruolo dell’olivo” (Phloeotribus scarabaeoides Bernard, 1788), uno scolitide xilofago che può causare perdite nelle rese del 75%, specialmente dove gli attacchi dell’insetto sono alti.

    Tra gli ospiti include il Nerium oleander, Fraxinus excelsior e Syringa vulgaris. È ampiamente diffuso nel Sud Europa, e in modo particoalre nel bacino del Mediterraneo.


    Morfologia
    L’adulto (in foto) è lungo 2-2,5 mm, di colore nero, la parte distale delle elitre può essere bruno-rossiccia. L’uovo è di color avorio, ovale e misura 0,8 mm x 0,5 mm.
    Le larve sono apode e arcuate, bianco giallastre e hanno una lunghezza di 3,5 mm. Compiono 5 stadi larvali.
    La ninfa è di colore biancastro, assumendo progressivamente tinte bruno giallastro.


    Ciclo biologico

    Quando la femmina adulta attacca un rametto o il tronco, ne fora la corteccia. Successivamente inizia a scavare un tunnel più o meno orizzontale dal punto di accesso, formando quindi una galleria materna a due vie in cui saranno deposte circa 60 uova. Di seguito le uova si schiudono, ogni larva inizia a forare - partendo dalla galleria materna – verticalmente, in senso ascendente e discendente, l’interno dello xilema. In questo modo verranno formate delle gallerie di nutrizione più o meno parallele che si estendono per diversi centimetri.
    Dopo essersi accresciute, le larve si impupano in un bozzolo alla fine della galleria di nutrizione.
    I giovani adulti eventualmente emergono attraverso dei fori arrotondati sulla corteccia.
    Subito dopo la loro fuoriuscita, i coleotteri spesso si nutrono forando i germogli nella zona basale o nell’ascella tra un rametto (in foto) e il peduncolo del frutto.
    Nel Sud dell’Europa lo scotilide compie da 2 a 4 generazioni annue, svernando come adulti o larve.
    Durante primavera e inizio estate gli adulti tendono a ovideporre nei residui colturali dell’olivo, nonché nel legno d’ulivo delle cataste di legna da ardere (Alford D. 2014).


    Danni

    L’attività trofica del fleotribo può comportare gravi perdite di rami fruttiferi, fiori e frutti. Inoltre, importanti attacchi da parte dell’insetto portano a un serio avvizzimento dei giovani rami, causati dalle gallerie di nutrizione (in foto).

     

    Lotta
    La lotta è di tipo preventivo, soprattutto mediante potature mirate all’equilibrio vegeto-produttivo ed eventualmente all’eliminazione di rami colpiti dall’insetto. Una pratica agronomica da sempre conosciuta consiste nel rilascio dei residui colturali come esca (“rami esca”) per gli adulti e nel successivo abbruciamento degli stessi.

    In passato, Ruano F. et al. (2010) hanno eseguito dei trattamenti a base di piretroidi per valutarne l’efficacia contro lo scolitide e sull’entomofauna. Nel periodo di giugno sono stati eseguiti diversi trattamenti con deltametrina (a diverso dosaggio). Al fine di attrarre gli insetti, sono state poi innescate delle trappole a base di etilene. Dai risultati è emerso che la dose più bassa di insetticida è risultata efficace nella protezione dagli attacchi di fleotribo nei mesi compresi tra giugno a settembre, periodo in cui si susseguono gli attacchi. Al contempo, però, sono stati colpiti anche altri insetti utili dell’agroecosistema dovuti all’azione abbattente della deltametrina.

    Ancor prima, Rodriguez E. et al. (2003) hanno valutato gli stessi effetti della deltametrina sul fleotribo, considerando anche l’artropodofauna utile.
    Dallo studio è scaturito che l’uso della deltamentrina sul controllo del fleotribo presenta un effetto knock-down durante la prima data successiva al trattamento, influenzando tutti i gruppi funzionali. Motivo per il quale gli studiosi hanno sottolineato il necessario miglioramento delle condizioni di applicazione. Diverse famiglie di parassitoidi, infatti, venivano severamente compromesse, come pure predatori quali formiche, cantaridi, coccinellidi e miridi.
    L’impatto dei nemici naturali sul fleotribo è stato studiato da diversi studiosi.
    I diversi insetti utili presenti in natura sono riassunti nella tabella riportata di seguito.

    La funzione dell’etilene nella scelta dell’ospite
    Il fleotribo si riproduce nei residui colturali e le generazioni successive volano per cibarsi sui rami fruttiferi giovani e per svernare. L’attrazione verso i residui colturali è spiegata dall’emissione di alcuni odori non specifici, rilevati dalle femmine pioniere.

    Byers (1992) indicò che i cosiddetti “coleotteri della corteccia secondari”, coloro che colonizzano piante morte o deperienti, usano feromoni di aggregazione meno spesso, ma sono attratti da ospiti volatili.

    L’etilene è un ormone i cui livelli subiscono oscillazioni durante l’ontogenesi dei differenti organi vegetali. Nell’ulivo il rilascio di etilene da parte di foglie e frutti è stato correlato anche con condizioni ambientali che producono situazioni di stress nella pianta.
    Oltre le normali condizioni, stress aggiuntivi nella pianta causati da danni o da condizioni traumatiche come attacchi di insetti, variazioni estreme di temperatura, siccità, malattie, possono indurre un rapido aumento nella produzione di etilene. Se il danno è estremo e i tessuti muoiono, l’emissione cessa.

    In test di laboratorio, l’etilene e l’ethrel [2-(chloroethyl) phosponic acid], una formulazione che rilascia etilene, hanno mostrato di avere un’attrazione su entrambi i sessi di P. scarabaeoides.

    L’etilene è coinvolto in alcune relazioni pianta-insetto. Per il fleotribo, che si riproduce nei residui colturali, è stato osservato che alcuni rami sono preferiti per la costruzione di gallerie (Campos M. et al. 1994). Alla luce di ciò, Gonzàlez e Campos (1995) hanno portato avanti due esperimenti, aumentando i naturali livelli di etilene con l’impiego dell’ethrel. Nel primo esperimento, è stata notata un’attrazione significativa dei coleotteri emergenti. Il secondo, invece, ha rappresentato un primo passo nell’utilizzo di trappole (innescate con etilene) per la gestione integrata del parassita.
    Le trappole sono state fissate lungo i bordi delle parcelle sperimentali e, difatti, nella zona alle spalle della barriera di trappole è stata notata una significativa riduzione degli attacchi.

     

    Conclusioni
    In seguito a un attacco massiccio di fleotribo in un uliveto cv. Carolea nella provincia di Vibo Valentia, sarebbe necessario porre maggiore attenzione su questo insetto, attualmente considerato di importanza secondaria.
    Le chiome dell’uliveto in questione sono risaltate all’occhio proprio per la moltitudine di rametti fruttiferi avvizziti. Essendo condotto in regime biologico, è stato necessario intervenire eseguendo delle potature fitosanitarie tali da allontanare il più possibile la percentuale di insetti presenti su di esse.
    Le piante presentavano molti fori pregressi causati dallo scolitide in cui “albergano” colonie di acari. Non è stato possibile scattare foto con lo stereomicroscopio a causa dell’elevata mobilità degli aracnidi, nonché a causa delle dimensioni estremamente piccole degli stessi. Tuttavia, con molta probabilità, gli acari usano le cavità a scopo protettivo.


    Come già ribadito, attacchi massicci di fleotribo portano a una compromissione delle rese a causa dei danni sulla porzione di chioma produttiva. A tal proposito, in uliveti in cui la popolazione è importante è buona norma applicare la bruciatura dei residui colturali seguendo la normativa vigente.

    In prospettiva, dunque, oggi sarebbe utile proseguire la ricerca di Gonzalez e Campos allo scopo di sintetizzare un feromone tale da garantirne il monitoraggio o la cattura massale, o magari mettere a punto moderne strategie di “confusione sessuale”.
    Non dimentichiamoci di vivere nell’era in cui i cambiamenti climatici stanno innescando uno scombussolamento delle variabili atmosferiche che spesso favoriscono lo sviluppo di parassiti e patogeni delle piante agrarie da non sottovalutare.


    Bibliografia
    - Alford D. 2014. Pest of Fruit Crops. Second Edition
    - Byers J. A., 1992. Attraction of bark beetles. Tomicus piniperda, Hylurgops palliates and Trypodendron domesteicum and other insects to short-chain alcohols and monoterpenes. J. Chem. Ecol. 18 (12):2385-2402.
    - Campos M., Pena A. and Sanchez Raya A.J. Release of ethylene from pruned olive logs: influence on attack by bark beetles (Coleoptera, Scolytidae). Journal of Chemical Ecology, vol. 20, n. 10 1994.
    - Gonzàlez R., Campos M., 1994. A preliminary study of the effect of attacks by Phloeotribus scarabaeoides (Bern.) (Col., Scolytidae) on the productivity of the olive tree (Oleae europaea L.). Bull. Soc. Entomolg. Suisse 67, 67-75.
    - Gonzàlez R., Campos M., 1995. A preliminary study on the use of trap-trees baited with ethylene for the integrated management of the olive beetle, Phloeotribus scarabaeoides (Bern.) (Col., Scolytidae). J. Appl. Ent. 119, 601 605
    - Gonzàlez R., Campos M., 1980. Evaluation of natural enemies of the Phloeotribus scarabaeoides (Bern.) (col: Scolytidae) in Granada olive groves.
    - Katalinic M., Ivezic M., Raspudic E., 2012. Maslinin smedi Potokornhak [Phloeotribus scarabeoides (Bernard 1788.)], (coleoptera, Scolytidae)
    - Moeck H.A and Safranyk L. 1984. Assessment of predator and parasitoid control of bark beetle. Env. Can. For. Serv. BC-248, 24 pp.
    -Ruano F., Campos M., Sànchez-Raya A. J., Pena A. (2010). Olive trees protected from the olive bark beetle, Phloeotribus scarabaeoides (Bernard 1788) (Coleoptera, Curculionidae, Scolytinae) with a pyrethroid insecticide: Effect on the insect community of the olive grove. Chemospere 80 35-40.
    - Rodrìguez E., Pena A., Sànchez Raya A. J., Campos M. 2003. Evaluation of the effect on arthropod populations by using deltamethrin to control Phloeotribus scarabaeoides Bern. (Coleoptera: Scolytidae) in olive orchards. Chemospere 52 127-134.

     

    A cura di: Thomas Vatrano
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